Michael Jordan: l’alieno!

Michael Jordan salta slam dunk

Con “The last dance”, serie che racconta l’ultima stagione vincente dei mitici Bulls 🏀 di Michael Jordan, l’ex atleta è tornato prepotentemente alla ribalta delle cronache.

 Mamma mia, che apertura da giornalista! 🤣

Andando a rivedere alcune sue gesta, ho cercato di analizzare un po’ più a fondo le sue caratteristiche con una visone da tecnico, delle sue performance di livello superiore.

Nello specifico sono andato ad analizzare quella che è, forse, l’azione simbolo che lo consacra come stella assoluta del basket mondiale: la celebre schiacciata nello “Slam Dunk Contest” del 1988.

Quell’azione fu talmente clamorosa da diventare per sempre il suo marchio di fabbrica, oltre a essere utilizzata dal suo main sponsor per diventare l’icona del suo brand.

Faccio riferimento, per i pochi che non l’avessero mai visto, alla celebre schiacciata a canestro staccando dalla lunetta del tiro libero.

In molti credono che sia figlia di un’unica dote atletica assoluta, ma è solo quello? Come fa realmente Michael Jordan a saltare così tanto?

Per scoprirlo facciamo un’analisi un po’ più approfondita partendo da quelle che erano le caratteristiche antropometriche di Michael. ⛹🏾

Alto 198 cm, era accreditato di un’elevazione intorno ai 120 cm (questi sono i dati che sono riuscito a trovare), ed è certamente da considerarsi cifra di tutto rispetto e che giudicherei, dalle immagini, attendibile. Per capire, in termini assoluti, atleti che saltano 90-100 cm possono considerarsi saltatori importanti: qui parliamo del 20% in più.

Forse riesco a spiegarmi meglio con un esempio: se sei in un appartamento in questo momento alza la testa e se sei alto, per esempio, 180 cm fai un salto con la rincorsa. Per saltare quanto Jordan, dovresti toccare il soffitto con la testa perché misura, all’incirca, 300 cm! Facendo somme da elementari, 180 + 120 = 300. Così, forse, rende di più l’idea. Se c’è qualcuno che ha sbattuto mi contatti: come dimostra il video proposto qualche tempo fa dalla celebre pagina La Giornata Tipo avete un futuro nel mondo dello sport. Per tutti gli atri, penso abbiate capito l’ordine di grandezza! 😅

Ma passiamo all’analisi del video della schiacciata: la prima cosa che fa Michael è guardare la linea del tiro libero, che lo faccia per teatralità o per misurare il punto di stacco con la sua rincorsa non c’è dato saperlo.

Poi, prepara il suo salto con un approccio di corsa molto lungo, all’incirca 23,5 m (questo è quello che viene riportato). Non importa centimetro più centimetro meno, siamo su quell’ordine di grandezza. Il campo è lungo 28 mt e la linea del tiro libero dista 5.80 mt dalla linea di fondo. Lui prende una rincorsa da un passo fuori dal campo, leggermente in diagonale, quindi i conti possono sommariamente tornare: non è uno studio in laboratorio, ma un modo per capire meglio che cosa stia per succedere.

Per percorrere la tratta della sua rincorsa ci mette circa 4,5 secondi.

Faccio due conti che ti risparmio e ti dico che raggiunge la velocità di 18 km/h circa. 

Ora, non so se avete mai corso sul tapis roulant, ma non è una cosa banale, soprattutto per un omone di 100 kg di peso, arrivare a una simile velocità e con un’accelerazione così importante. 

Ma la cosa più incredibile è che palleggia con il pallone (dettaglio che magari ai più può sfuggire)! Ovviamente questa cosa lo rallenta: 18 Km/h! 😱 Julus Erving aveva di fatto inventato questa schiacciata già nel 1976, ma la rincorsa, seppure più breve, l’aveva condotta con il pallone in mano. Attenzione: anche in quel caso si parla di una cosa super, però coordinativamente parlando, un po’ più “semplice”.

Ma torniamo nella nostra disamina. 

Lanciato nella sua corsa che, tra l’altro, sembra addirittura controllare a un certo punto con un leggero rallentamento, stacca con un piede sul suo obiettivo (direi che resta trascurabile il fatto che oltrepassi leggermente la riga, anche perchè mi sembrerebbe ingeneroso sottolineare il dettaglio).

E da lì parte il suo volo 😳 : immediatamente il ginocchio destro va verso l’alto per proiettarlo verso il ferro, che se non lo sapessi è messo a 305 cm da terra (sempre l’altezza del soffitto di casa tua), si allunga come fosse fermo nello spazio ed è compostissimo nella sua azione, il busto è perfettamente esteso, il braccio proteso all’obiettivo, le gambe che mulinano in un ulteriore passo nella sua fase di volo, gambe leggermente divaricate per mantenere l’assetto e la inchioda nel cesto. 🤩

Pubblico in delirio, inconsapevole di avere assistito a un’immagine che farà la storia di questo sport. Ma il nostro ragionamento non è ancora conlcuso: il pallone ha un diametro di circa 25 cm ed è ovviamente al di sopra totalmente del canestro, quindi possiamo dire che Michael all’altezza dell’obiettivo ha la mano che sta ancora, all’incirca, a 315 cm mentre sostiene il pallone da dietro/sotto. Praticamente è decollato volando per 5 mt! 🛫

Ora, qui non siamo solo davanti a un fenomeno fisico, ma anche coordinativo: la coordinazione è la capacità di immaginarti in un’azione motoria e poi replicarla in modo più fedele possibile nella realtà. Diciamo che MJ ha avuto un focus impegnativo. 🙃

È una dote che si sviluppa in anni perché un’azione così necessita di molte caratteristiche di forza, agilità, equilibrio, capacità di calcolo di distanza, analisi, flessibilità e ritmo.

Queste doti sono ancora più stupefacenti oltre alle già clamorose capacità atletiche: non possiamo immaginare nemmeno lontanamente come si riesca a coordinare una rincorsa così veloce palleggiando un pallone correlandolo a un punto di stacco ed esercitare una forza di salto così importante e inchiodare il pallone con grande fluidità in un canestro. È come parcheggiare un camion articolato a 100km/h in centro a Milano in ora di punta! 🤯

Per raggiungere un tale livello di perfezione, il processo è complesso: il cervello ha un apprendimento che è prima corticale, cioè pensa a ogni dettaglio del movimento, lo scompone e regola le forze per eseguirlo, e poi subcorticale, gestito da altri apparati, dove il movimento è più fluido, stabilizzato e automatizzato.

Provate a immaginare a quando avete preso la patente: staccare la frizione all’inizio era disastroso, poi è diventato un automatismo che vi permette di farlo anche in contemporanea con altre azioni.

Ma per fare questo, ci sono tanti passaggi obbligatori: si va dal semplice al complesso, dallo statico al dinamico, dal lento all’esplosivo. È come se dovessi attraversare un campo con l’erba alta: al primo passaggio l’erba si abbassa, ma poi tende a tornare nella posizione iniziale. Solo con molteplici passaggi prima si abbassa, poi si schiaccia a terra e nel tempo diventa un sentiero dove il passaggio è agevole. Il cervello procede nella stessa maniera, con quelle che vengono chiamate sinapsi, i nostri conduttori di stimolo che devono allenarsi a essere più rapide e a rispondere in maniera più precisa e agevole. 

Ora capite quanto lavoro c’è stato per arrivare fino a quel livello?

Jordan è un computer che ha un processore di un’altra portata rispetto a tutti i suoi avversari. 🤓 Questa è la magnificenza di quello che al tempo veniva chiamato “l’alieno” , un mix incredibile di qualità, lavoro, talento e allenamento.

Non ho le competenze per dirti se è stato o no il più forte giocatore di tutti tempi, però posso dirti che a quell’epoca per la fisicità e la metodica di lavoro disponibili, era nettamente il giocatore più dominante sotto tutti i profili, fisici e coordinativi. Un sistema nervoso così brillante gli permetteva di vedere le cose prima, con anticipo, e organizzare la sua risposta motoria in modo praticamente inattaccabile. Sicuramente grosse doti innate in lui, ma anche una spiccata vocazione al lavoro, che possiamo definire ossessiva, hanno elevato al massimo livello tutte le sue capacità. 

Un fisico d’acciaio con muscoli e tendini iperattivi, con un cervello che conduceva stimoli a una rapidità superiore oltre alla leggerezza nei movimenti di una ballerina del Bolshoi. 

Riduttivo dire che fosse solo un fenomenale saltatore: come diceva un famoso slogan la potenza è nulla senza il controllo. Questo è Michael Jordan.

Foto Credits: LaGazzettadelloSport

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